Primo Stefanelli

aprile 24, 2013 di claudiokap

Il “Mercantone”  [1]

Questa è innanzitutto la storia del fortunato ritrovamento di un libro[2]. Può succedere che l’autore stesso, che ha probabilmente inteso celebrare un momento particolare della sua vita pubblicando un libro a sue spese, fuori dai circuiti dell’industria culturale, non pensi che un giorno quanto da lui scritto possa assurgere a valore di documento storico e testimonianza esemplare di una vita. E’ questo il caso del libro Le confessioni di un commerciante creatosi da se stesso di Primo Stefanelli detto “Mercantone”, che pubblicato nel 1945 per i tipi della Grafica Emiliana di Bologna[3] è giunto a noi in fotocopia con alcune annotazioni di sua mano, che sono integrazioni stese a breve tempo di distanza dalla stampa. Ed è il caso, appunto di un autore che è protagonista di uno dei più impressionanti successi economici del Novecento nell’Appennino bolognese che culmina nell’acquisto di un castello e che ha voluto consegnare la sua storia personale alle pagine di questo piccolo volume.

Una prima riga viene tirata su Le confessioni, titolo che evidentemente non piace più all’autore che sopra riscrive a penna La storia vissuta, che ci introduce alla prefazione dove dice che non lo ha fatto (cioè scritto) per vanto personale ma “perché si sappia quanta fatica e quanti duri sacrifici mi è costata la posizione economica che mi sono procurato”. Rivolgendosi al figlio Giuseppe nato nel 1941 dall’unione con Elena Sapori di Tolè (nata a Savigno il 3 dicembre 1913) celebrata il 26 settembre 1940 spera che segua il suo esempio e ricorda che “buone compagne nella mia vita mi furono sempre l’onestà, la concordia con tutti e il grande affetto per i propri cari”.

Nato a San Martino di Caprara a Marzabotto il 23 marzo 1909 in una famiglia contadina di 24 persone che curano il podere parrocchiale; nel 1914 con parte della famiglia si trasferisce  a Cavacchio di sopra nel podere dei fratelli grizzanesi Aristide e Domenico Romagnoli: qui già da bambino si dedica alla raccolta di fiori a alla caccia di uccellini nei loro nidi per rivenderli ai compagni. Ma è da adolescente, nel 1923, seguendo una corsa automobilistica e offrendosi di portare acqua agli spettatori assetati e ricavandone 56 lire che si accorge della sua vera inclinazione, comprendendo che quella degli affari sarebbe stata la sua strada nella vita. Riporta altri episodi giovanili come l’acquisto un piccione e una gallina che immediatamente rivenduti lo fecero guadagnare e l’orto i cui prodotti vendeva a Vergato la domenica a una affezionata clientela con un birroccio da lui costruito. Assieme alla vendita di pelli di animali a commercianti toscani e a una pellicceria di Bologna: e quella più redditizia di legname alla ditta Vecchi di Bologna, sono tutte tappe di una impresa che non conosce soste o insuccessi e soprattutto non tralascia nessun campo di interesse.

Fu però l’acquisto a Bologna di una bicicletta usata che rivenduta a Vergato a quasi il doppio a fargli balenare l’idea della strategia successiva. Originale il metodo per procurarsele: andava in corriera a Bologna con 60 uova che rivendeva per pagarsi viaggio e vitto, acquistava 5 o 6 biciclette spedendole per corriera a casa; il giorno dopo saliva a Bombiana con una di queste, le vendeva tutte e tornava a casa grazie a passaggi occasionali per risparmiare i soldi del treno o della corriera.

Nei primi anni Trenta gestisce anche una sala da ballo, presto ceduta[4], poi acquista in società quattro motorini a due tempi DKW per noleggiarli ma non risultò un investimento ideale e venne presto abbandonato.

La famiglia stessa vista la sua inclinazione e abilità lo incarica di trattare il bestiame e l’acquisto di un bue a Stanco, la qualità della bestia e il prezzo pattuito gli procurano la considerazione generale ma ormai non riesce più a seguire le attività agricole ed è costretto, nonostante l’acquisto di un podere dello zio a Ca’ Banda a Stanco e uno limitrofo che in poco tempo gli fruttano il triplo di quanto investito, ad abbandonare definitivamente la terra.

Quando gli viene conferito l’incarico dalla Singer come esattore e venditore per la zona a salario fisso più percentuali sulle vendite ottiene le garanzie personali del grizzanese Domenico Romagnoli e di Eliseo Magnani di Tavernola. Il libro è occasione per ringraziarli ancora una volta della fiducia accordata a suo tempo ed è questo il suo vero ingresso nel mondo economico che segna un salto di qualità, finendo per consegnarlo a un ruolo economico dominante. Affitta un locale dove tiene corsi di cucito per signore e nello stesso periodo acquista a un’asta fallimentare mobili che riesce a vendere in zona e addirittura ad antiquari bolognesi, sviluppando un grande interesse per gli arredi di casa che lo porta a visitare nel 1935 la fiera campionaria a Milano e a entrare in contatto direttamente con produttori lombardi[5].

Sono gli anni dell’acquisto di una moto Guzzi, poi di un mezzo che trasforma in furgoncino per muoversi più rapidamente nei paesi trasportando la sua merce. Nel suo negozio diventato nel frattempo un emporio si trova di tutto, dalle macchine da cucire alla bilance agli apparecchi radio, biciclette  e moto,  e per gli abitanti della zona è un riferimento sicuro (a un certo punto i negozi saranno quattro).

Come se non bastasse si procura la rappresentanza delle Assicurazioni Generali di Venezia e della Società di navigazione Italia di Genova.

Fino a questo punto le attività di Stefanelli hanno un risvolto prevalentemente commerciale ma la sua indole e il matrimonio felice anche dal punto di vista economico lo portano a considerare  la possibilità di lanciarsi in un mondo imprenditoriale e nei primi anni Quaranta ha l’intuizione decisiva. A Vergato mancava una pesa pubblica, un benzinaio e allora si impegna in questa direzione comprando successivamente anche un’ambulanza che guida personalmente, la licenza di conducente di piazza e un auto funebre[6], attività che iniziano nel 1943. Sono naturalmente anni di guerra e la guerra che distruggerà Vergato nel 1944 gli fa passare un periodo in rifugio a Monte Aldara per poi, passate le  linee, arrivare a Verzuno.

In un momento di sconforto che lo assale elenca i suoi beni temendo di non trovare più nulla: al ritorno a Vergato il 18 aprile 1945 è tutto sinistrato. Potrebbe essere l’inizio della fine ma si rimette al lavoro “deciso come sono a riprendere in pieno nel tempo e nelle circostanze più brevi possibile  le fila del mio commercio”.

E qui si conclude il libro che purtroppo non ha un seguito; seguito ideale che ci avrebbe interessato e permesso di ripercorrere altri episodi salienti. Pensiamo tuttavia che non sia una fase molto diversa dalla prima. Sono comunque anni intensi Infatti alla fine degli anni Cinquanta entra in contatto con i proprietari della Rocchetta Mattei riuscendo a spuntare un prezzo favorevole[7], e si mette a restaurare il Castello che aveva subito rimaneggiamenti. Un opuscolo da lui prodotto all’epoca riporta estratti sulla storia di Savignano dal Dizionario Corografico dell’Appennino bolognese (1782-1785) di Serafino Calindri e da In Rocchetta con Cesare Mattei di Arturo Palmieri (1931) e recita: “Graditi Ospiti, siete giunti al Castello della Rocchetta. Questo Castello antico e glorioso vi porge il benvenuto col sorriso della sua ospitalità secolare. Una sintesi dell’ospitalità e signorilità è nell’albergo ristorante Rocchetta. Ampi locali interni – Luminose ed accoglienti sale da pranzo – Eccellente cucina italiana.” A questo opuscolo si affianca la produzione di una serie di cartoline. Meritano di essere segnalate quella in bianco e nero con la scritta sottostante che rivendica con un certo orgoglio “di proprietà Primo Stefanelli” e quelle successive a colori che promuovono l’”albergo ristorante night club Rocchetta”, il vasto parco e le trenta sale da visitare, con traduzione in inglese, francese e tedesco.

Con l’avvio di albergo ristorante e museo si merita gli elogi di Luigi Bortolotti:: “Stefanelli Primo che l’ha sistemato (merita un plauso) e adibito ad un albergo ristorante che è meta dei turisti”[8] E’ uno dei rari articoli a favore perché presto segue il declino degli anni Settanta: dopo aver ospitato nel 1968 il set del primo film di Pupi Avati, Balsamus, l’uomo di Satana[9], sono di ben altro tenore le attenzioni che la stampa dedica alla Rocchetta, per arrivare alla chiusura con ordinanza del Sindaco di Grizzana nel 1988. Si era alla vigilia di un passaggio di proprietà alle Istituzioni pertinenti per territorio (Provincia, Comunità Montana e Comuni di Grizzana e Vergato) ma la morte nel 1989 colse a breve distanza i coniugi Stefanelli, il 26 marzo Primo e il 1 dicembre Elena, poco prima di giungere a un accordo. Sono seguite tutta una serie di trattative con gli eredi per l’acquisto anche da parte di privati, con diversi iporesi per la sua valorizzazione e impiego funzionale ma sono dovuti passare quasi venti anni e finalmente con l’acquisto della Fondazione della Cassa di Risparmio in Bologna nel 2005 si è dato il via ai necessari lavori di restauro nel 2007.

Resta quindi la memoria di una persona che ha raggiunto una straordinaria posizione economica grazie alla sua determinazione che lo ha portato a coprire un vasto ambito di attività con una particolare attenzione alla vita quotidiana e gli aspetti materiali delle persone.. Sensibilità derivata probabilmente dalle origini contadine dalle quali si eleva per seguire la sua vera vocazione, il commercio per il commercio. Tra le righe abbiamo letto una continua tensione rivolta al conseguimento del successo economico, con cambi di mano e passaggi di proprietà vari e la trasformazione continua dei mezzi utili a raggiungere tale successo come la bicicletta trasformata in birroccio da ragazzino o il furgoncino trasformato per trasportare mobili, mezzi e attività continuamente rivendute per lanciarsi in nuove attività.

Stefanelli anticipa il miracolo economico italiano riuscendo a prevalere su persone di cultura consolidata sfruttando un innato senso degli affari che negli ultimi tempi gli fa cucire addosso una serie di aneddoti, anche non lusinghieri, non tutti verificabili e che non è qui il luogo per elencare perché probabilmente distorti, oltre a un carro che gli viene dedicata in occasione di un Carnevale vergatese, ma che danno a chi li conosce la dimensione del fenomeno e del suo successo personale nell’immaginario collettivo locale Ci manca davvero una seconda parte della sua vita vissuta, avrebbe potuto rivelare tantissimi episodi inediti che ora si possono solo raccogliere attraverso testimonianze orali. Non sappiamo se si sia fatto aiutare da un ghost writer nella stesura del libro, certo Stefanelli non è un letterato, è un uomo pragmatico che subordina il pensiero all’azione che si dedica, a guerra appena terminata, quasi a sciogliere un voto, a una impresa che probabilmente lo aiuta a guardare a quanto realizzato per non perdersi d’animo e riprendere con rinnovata energia  le sue attività. In definitiva una avventura individuale che si offre anche come uno spaccato di vita popolare nella prima metà del Novecento tra Reno e Setta, che mostra potenzialità economiche che non saranno colte dai tanti che preferiranno la città abbandonando la montagna negli anni Cinquanta e Sessanta, facendogli occupare un ruolo di rilievo in una comunità ancora rurale e vivendo un’esperienza unica in un castello da sogno.


[1] Savena Setta Sambro n. 36.

[2] A essere precisi della fotocopia di un libro. L’originale non è pervenuto a biblioteche di conservazione come Archiginnasio e Universitaria.

[3] Ma sul frontespizio compare Vergato 1945, delimitando così un’area geografica e uno spazio non solo temporale che come vedremo comprende Grizzana.

[4] C’era allora la consuetudine di pagare 20 centesimi ogni turno di ballo da parte delle coppie.

[5] Impagabile l’episodio che lo vede ricevere dei mobilieri brianzoli in trattoria dove sta consumando il pasto che come di consueto si è portato da casa in valigia.

[6] Pare che invogliasse le persone ad acquistare le bare anche prima della morte.

[7] Dopo la seconda guerra mondiale gli eredi Venturoli la offrono al Comune di Bologna che non accetta e si arriva al 1959 quando Stefanelli, nato esattamente cento anni dopo il Conte Mattei, festeggia i suoi cinquanta anni acquistandola assieme alla moglie dagli eredi Venturoli, la famiglia Fadda.

[8] Luigi Bortolotti, I comuni della Provincia di Bologna nella storia e nell’arte, Bologna, 1964, p. 219. Alcune persone ricordano ancora la macchina pubblicitaria con silhouette della Rocchetta che girava reclamizzando l’attrattiva del castello

[9] Stefanelli avrebbe anche fatto leggere a Pupi Avati il suo libro col proposito di farne un film per il quale si sarebbe esposto anche finanziariamente: una carriera di produttore cinematografico che non si avvera. Seguirà tuttavia un altro set in Rocchetta nel 1984, Enrico IV di Bellocchio da Pirandello mentre Avati nel 1977 girerà un altro film Tutti defunti tranne i morti in un’altra proprietà del Mercantone, al Castello Carrobio di Massa Finalese a Finale Emilia (Mo) che Stefanelli avrebbe voluto trasformare in casa di riposo.

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